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lunedì 15 luglio 2013

SECONDO FIGLIO?

Circa due mesi fa sono finita al pronto soccorso per una sospetta appendicite che poi si è scoperta essere l'infiammazione di una tuba. Nulla di grave, antibiotici, un po' di riposo ed è passato tutto. Tutto tranne il pensiero che mi ha accompagnata durante l'attesa della diagnosi: e se mi dicessero che non posso avere un altro figlio? Siccome l'idea di farne un altro c'è sempre stata anche se non ben collocata in uno spazio temporale, in quel momento, sdraiata al pronto soccorso ginecologico, circondata da panze felici, ho avuto l'illuminazione. Io lo voglio. Subito, adesso. Anzi, se ci fosse mio marito ora lo farei pure qui sulla barella, con la flebo attaccata. Mi veniva da dire: No, guardi dottore, adesso non posso proprio, facciamo che io ora corro a fare un figlio, poi torno, lei mi visita e mi dice cosa ho. Come se rimandare la diagnosi ne scongiurasse l'esito...Comunque, passato il momento di follia e appurato che l'infiammazione non ha lasciato danni, eccomi qua a fare i conti con quel pensiero. Quand'è il momento giusto per fare il secondo? Cioè il momento giusto per Patonza ma anche per noi, per me. Il momento giusto fisicamente è questo, lo so, perché ho quasi 35 anni e una gestosi alle spalle della quale porto ancora lo strascico della pressione alta. Quindi meno aspetto e meglio è. Ma il momento giusto per tutto il resto? Non nascondo che faccio fatica a gestirne una e mi domando se ci riuscirei con due. Dobbiamo ancora affrontare tante tappe con la prima e fare il secondo mi dà un po' l'impressione che equivalga a trascurare lei in un momento in cui ha così bisogno di noi. So ovviamente che non è così, che l'amore di mamma e papà non si divide ma si moltiplica. Però c'è qualcosa di inconscio che mi fa temere di non essere all'altezza. Senza contare che i primi mesi con Patonza sono stati traumatici, lei non dormiva, non mangiava e urlava continuamente. Non è detto che debba essere di nuovo così, magari dormirà, magari si attaccherà, magari riuscirò ad allattare, magari non avrà le coliche, magari non avrà il reflusso, magari non sarà stonzetto/a, magari, magari, magari. E se invece ne facessi un altro uguale? Ehm... So benissimo che il modello con il tasto ON/OFF che è stato dato alle mie amiche non si può ordinare ma arriva da solo (aggiungerei con una buona dose di culo)... Ma vabbè, questo piccolo "rischio" si deve correre.A mettermi in subbuglio la testa, c'è anche il fatto che abbiamo cercato Patonza per parecchi anni, anni passati girando ospedali, medici, affrontando analisi e cure. Poi lei un bel giorno ha deciso di arrivare da sola, senza dirci niente, fregandosene dell'appuntamento preso da mesi per l'inseminazione, facendoci la sorpresa più bella. Ecco, però quegli anni io me li ricordo bene e non ho voglia di ricadere in quel vortice di attesa, di speranze e delusioni. Non è detto che debba essere di nuovo così, magari questa volta arriverà subito, magari non mi farà vivere ogni mese attaccata a quell'illusione, magari non dovrò sospirare ogni volta che incontrerò una donna incinta, magari, magari, magari. E se invece...?Comunque questo mese c'è stato un ritardo, per caso, nulla di calcolato. C'è stato un test. Negativo. Anche se faccio quella che "mah non so, il momento giusto, bla bla bla", ci sono rimasta davvero male. Forse è un segno che questo è il momento giusto?

domenica 4 novembre 2012

OGNI SCARRAFONE...

Oggi ero con le quattro cuginette di Patonza e le rispettive mamme. Osservavo e riflettevo sullo stereotipo di mamma italiana, quella che ogni scarrafone è bello a mamma sua, quella che nega l'evidenza, quella che ho sempre sostenuto di non essere. Io non ho mai nascosto i punti deboli del mio essere mamma e ho sempre parlato di mia figlia forse più sottolineando il suo essere impegnativa o altrimenti non avrei aperto questo blog. Patonza è una bambina sveglia, di quelle che non ti fanno prendere fiato e che hanno bisogno di nuovi stimoli. Sembra sapere quello che vuole e diventa aggressiva se non lo ottiene. Non è una bambina viziata ma è una bambina capricciosa, questo sì. Per darle da mangiare ci vorrebbero due persone e per cambiarle il pannolino anche tre. Ma Patonza sorride sempre a tutti, fa ciao ciao con la manina per corromperti,  balla come se non ci fosse un domani, ti riempie la faccia di baci e molto altro. Solo che io queste cose non le ripeto come un disco incantato e non le uso come metro di comparazione con le altre bimbe, o meglio, mamme. Ma forse sbaglio. Cioè, sbaglio a dar maggior peso alle cose negative che a quelle positive della maternità perché, alla fine, vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto è frustrante. Poi vedere quello degli altri mezzo pieno lo è ancora di più. Dopo la mia osservazione mi domando se è più stereotipo di mamma italiana quella che ha la prole perfetta che mangia, dorme e non piange o se lo sono di più io che patisco il fatto che mia figlia non è la "prima della classe". Paturnie di mezzanotte.